Il traghettatore: dall’autore de L’esorcista una storia debole e banale [ Recensione ]

Il Traghettatore è un libro scritto da William Peter Blatty, uscito nel 2012 ed edito da Fazi editore.

Trama: New York, anni Novanta. Joan Freeboard è un agente immobiliare ambiziosa e di successo. Ha fra le mani un grande affare: la vendita di Elsewhere, una villa costruita negli anni Trenta su una boscosa isola del fiume Hudson, ormai disabitata da anni. Ma quella che sembra un’occasione d’oro nasconde un impedimento non da poco: si dice che la proprietà, già scena di diversi omicidi, sia infestata da fantasmi che uccidono chiunque vi soggiorni. Joan arruola allora un esperto di paranormale, una sensitiva e uno scrittore e insieme a loro si trasferisce nella villa per una settimana, per sfatare questa terribile nomea. Ma le cose andranno diversamente: isolati da tutto in seguito a una tempesta, i quattro sperimenteranno l’oscura forza delle presenze occulte che si aggirano nella casa, in un crescendo di terrore che li porterà a una imprevedibile e spaventosa rivelazione finale.

Quando nella copertina di un libro c’è scritto “dall’autore del cult L’esorcista“, ti aspetti di ritrovare fra le sue pagine, non dico lo stesso terrore e la stessa paura, ma quanto meno una bella storia. Purtroppo le grandi aspettative non sempre vengono soddisfatte.

Il Traghettatore non propone niente di nuovo se non la solita casa infestata in cui un gruppo di persone si reca per verificare la presenza dei fantasmi, il tutto condito dai soliti cliché dei racconti horror di serie b.

Alcuni avvenimenti raccontati ricordano tanto “L’incubo di Hill House“, anzi, sono palesemente scopiazzati. L’inizio è abbastanza confusionario, si passa da una scena all’altra senza la giusta interruzione e spesso il lettore si ritrova a seguire un filo che non quello della pagina precedente e che si riferisce ad altri personaggi.

La storia è molto breve e per circa la metà non succede nulla. Vengono presentati superficialmente i personaggi: Joan, una donna venale; Il dottor Case, un esperto del paranormale che sin da subito lascia intendere che nasconde un segreto; Anna: una silenziosa sensitiva che scrive un diario dalla dubbia utilità; Terry, uno scrittore omosessuale che, per le continue battute, ricorda Groucho Marx. Quest’ultimo anche se ha una personalità eccessivamente enfatizzata, è l’unico personaggio degno di nota.

Gli ambienti sono descritti sommariamente e alla fine resta solo che i personaggi si muovono in una casa molto grande, in cui è facile perdersi.

Lo stile, scorrevole e privo di fronzoli, è una delle poche caratteristiche positive.

Il finale è scontato e banale, il lettore capisce sin da subito dove l’autore vuole andare a parare.

Il Traghettatore è stata una lettura deludente, banale e scontata, che sa di già visto e letto, sia per quanto riguarda i personaggi che per gli avvenimenti che accadono.

Traghettatevi altrove con un altro libro, questo è sconsigliatissimo!

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