
Titolo: Amarsi in una casa infestata
Autore: Matteo Cardillo
Casa Editrice: Mercurio (23 maggio 2025)
Prezzo Copertina: 18,05 €
Numero Pagine: 264
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Trama: In una casa infestata, affinché i fenomeni sinistri comincino a divenire eclatanti, è necessario darsi tempo. Accordare ciò che si sente coi movimenti del cuore, ciò che si intravede coi propri desideri. È l’inizio dell’estate quando il protagonista di questo romanzo, insieme a Gloria, Samira e Johann, si trasferisce nel condominio di viale XII Giugno, a Bologna. Con l’arrivo dei ragazzi qualcosa nella casa si sveglia e si scuote per mostrarsi: figure bianche che balenano improvvise nel buio, bicchieri che scivolano dalle credenze, capelli tirati nel sonno e, ovunque, un odore di fiori marci che dai mandarini del viale segue gli inquilini fin nelle loro stanze. Anche quando le mura dell’appartamento cominciano a sussurrare fatti di sangue e storie di anime murate nel buio, i ragazzi continuano a vivere, ballare, fare sesso, innamorarsi e tradirsi. Ma la casa esagera, è famelica, risponde agli impulsi vitali di chi la abita con un pericoloso gioco di ombre impossibile da ignorare. È il protagonista senza nome il catalizzatore di tutto: la casa lo ha riconosciuto, lo desidera, vuole che ne scopra i segreti, fino a scendere dove nessuno si è mai spinto, al cuore dei traumi di entrambi.
Amarsi in una casa infestata è un romanzo sul tempo che sta per finire, su ciò che di noi non possiamo più salvare, sulle amicizie che restano a vegliare quando l’amore non basta più. Ma per amarsi in una casa infestata bisogna forse credere che l’intera città sia sprofondata davvero in un abisso fantasmatico, che ci sia, nel sottosuolo, un bosco dove crescono le nostre paure in confessabili. E più di tutto, bisogna credere che i morti ci parlino e che, come noi, vogliano solo essere visti.

Amarsi in una casa infestata di Matteo Cardillo è un romanzo horror italiano ambientato a Bologna. La storia racconta di un gruppo di ragazzi che prende in affitto un appartamento al piano terra di un vecchio palazzo bolognese. La casa non è rimasta vuota davvero, sembra trattenere le tracce di chi ci ha vissuto prima, come se i muri avessero assorbito emozioni, tensioni, desideri e dolore. E infatti, con l’arrivo dei nuovi inquilini, iniziano a verificarsi episodi strani, sempre più inquietanti.
Il libro è un romanzo italiano, con un’ambientazione riconoscibile, vicina, concreta, e proprio per questo ancora più disturbante. Siamo lontani dalle solite case infestate sperdute nel nulla: qui l’orrore si insinua in uno spazio domestico quotidiano, quasi familiare, e forse anche per questo funziona.
Devo dire che il libro mi ha colpita fin dalle prime pagine. Amo le case stregate, ne ho lette davvero tante, e proprio per questo faccio sempre più fatica a trovare qualcosa che riesca davvero a sorprendermi. Amarsi in una casa infestata, almeno per buona parte della lettura, mi è sembrato un revival fresco del genere: un incrocio fra suggestioni diverse, che richiama tanto L’incubo di Hill House quanto certe atmosfere di Stephen King.
La casa, però, non è solo un fondale. Sembra nutrirsi dei ragazzi che la abitano, dei momenti confusi che stanno vivendo, delle emozioni forti che si portano dentro. Ed è forse anche per questo che molti capitoli insistono sulle relazioni consumate fra quei quattro muri, e non solo. I fantasmi, qui, sembrano alimentarsi di tormento, desiderio, libido, fragilità emotiva. Uno dei personaggi, in particolare, pare avere dentro qualcosa che lo scava e che chiama “la gatta forestica”. Ed è lì che ho avvertito più di un déjà-vu kinghiano: l’idea di una presenza che cresce dentro e attraverso chi soffre, chi desidera, chi si smarrisce (la famosa “luccicanza”).
Anche alcuni dettagli mi hanno colpita molto. La comparsa e la descrizione delle tre sorelle proprietarie dell’appartamento, per esempio, mi hanno richiamato l’immagine di tre Parche in versione pop: una visione inquietante e stranamente affascinante.
Mi è piaciuto? Sì. Però non è un libro privo di difetti, ed è questo il motivo della stellina in meno. Il problema principale, per me, è che spesso si dilunga troppo su concetti già espressi, risultando più denso del necessario. Pur non essendo un romanzo enorme, in certi momenti dà l’impressione di esserlo, proprio perché manca di sintesi e tende a ripetersi.
Anche sul piano dei personaggi avrei voluto qualcosa di più. Alcuni, pur essendo centrali, restano meno caratterizzati di quanto meritassero. Samira, Johann e in parte lo stesso Mattia sono pedine importanti dentro la storia, ma finiscono per apparire più funzionali che davvero approfonditi: presenze necessarie, sì, ma non sempre pienamente sviluppate.
Detto questo, la prosa è buona, il libro è scritto bene, e la penna di Cardillo ha qualcosa di evocativo e nostalgico che si avverte subito. È anche questo che mi ha conquistata: al di là di qualche ridondanza, la scrittura regge, crea atmosfera, sa insinuarsi.
Non è un romanzo perfetto, eppure ha qualcosa che funziona dove conta davvero: nell’atmosfera, nelle immagini, in quella sensazione sottile di disagio che si insinua pagina dopo pagina. Amarsi in una casa infestata non si limita a raccontare una presenza, ma prova a dare voce a tutto ciò che resta intrappolato dentro i luoghi e dentro le persone. E forse è proprio questo il suo aspetto più inquietante: l’idea che certe case non siano infestate dai morti, ma da tutto quello che i vivi non riescono a lasciarsi alle spalle.
“Ora so che i morti vogliono le stesse cose che vogliamo noi. I morti vogliono essere visti.”
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