Something Very Bad Is Going to Happen: quando l’anima gemella diventa un incubo

Esiste davvero l’anima gemella, oppure è solo una storia che ci raccontiamo per dare un senso al caos?
Something Very Bad Is Going to Happen, serie horror prodotta anche dai fratelli Duffer, parte da questa domanda e la trascina dentro un matrimonio, una famiglia disturbante e una tensione che cresce episodio dopo episodio.

La storia segue Rachel Harkin (Camila Morrone) e il suo fidanzato Nicky Cunningham (Adam DiMarco), arrivati nella tenuta isolata della famiglia di lui pochi giorni prima del matrimonio. Intorno a loro si muove un mondo carico di segreti, squilibri e presagi, dove la paura non nasce solo da ciò che potrebbe accadere, ma anche dal dubbio di aver scelto la persona sbagliata.

Il titolo si rifà a questa perenne sensazione di Rachel che stia per succedere qualcosa di terribile, una percezione che in alcune puntate sfiora la paranoia. Gli episodi sono otto, ma solo i primi due e l’ultimo possono definirsi puramente horror.

Ed è proprio nella parte iniziale che la serie funziona di più: ti chiedi chi sia davvero Rachel. È pazza? Ha un disturbo psichiatrico? Sta avendo visioni? Oppure sente davvero qualcosa che gli altri non vedono? Quando alcune spiegazioni iniziano ad affiorare, la storia perde un po’ del suo mordente. Restano però un’atmosfera molto forte e un senso di minaccia costante, che sono senza dubbio tra i veri punti di forza della serie.

Quello che invece mi ha lasciata perplessa è la quantità di elementi che la serie introduce con grande enfasi, ma che poi sembrano restare sospesi o trovare uno sviluppo solo parziale. Più che generare un mistero davvero stratificato, a volte danno l’impressione di essere inseriti soprattutto per aumentare il senso di disagio e di macabro. Il problema non è lasciare domande aperte, ma far venire il dubbio che certi dettagli non abbiano un vero peso narrativo. Ed è proprio qui che la serie, secondo me, mostra il suo limite: procede per suggestioni forti, immagini disturbanti e presagi continui, ma non sempre riesce a dare a tutto ciò che mette in scena un significato davvero solido.

La famiglia di Nicky è senza alcun dubbio eccentrica, ma nei primi episodi sembra addirittura una famiglia di psicopatici. Intravedi quasi qualcosa dei Sawyer di Non aprite quella porta. Poi però questo alone di follia si attenua e i personaggi diventano soprattutto membri di una famiglia disfunzionale, ciascuno con il proprio trauma, il proprio squilibrio, il proprio modo di stare al mondo. Il punto è che alcuni comportamenti, inizialmente presentati come disturbanti o centrali, a un certo punto sembrano perdere peso. Non spariscono del tutto, ma si ridimensionano, e questo toglie un po’ di forza alla minaccia iniziale.

La serie, in ogni caso, gira interamente intorno al matrimonio. Gli episodi centrali, che perdono un po’ del terrore iniziale, sono però quelli che spingono di più alla riflessione. Il matrimonio viene raccontato come una possibile trappola: un luogo in cui una persona, o entrambe, possono perdere la propria identità, e in cui resta sempre il dubbio di aver fatto la scelta giusta.

Fa riflettere anche su un altro aspetto: spesso le persone, pur di non rimanere sole, preferiscono raccontarsi storie che non corrispondono alla verità e scegliere partner con cui, in fondo, non stanno davvero bene. Il matrimonio perfetto diventa allora uno status, una narrazione sociale, un’immagine ben confezionata più che una realtà. E sotto quella facciata possono nascondersi sotterfugi, tradimenti, violenza, oppure semplicemente una menzogna condivisa pur di non ammettere quello che molti continuano a considerare un fallimento: la fine di un matrimonio.

Lo stesso vale per l’idea di coppia perfetta. Pensi di avere accanto una persona che ti vede come un faro nella notte, ma basta un po’ di stress, una situazione estrema, una crepa nel momento sbagliato, e quella stessa persona può sputarti addosso tutto ciò che pensa davvero di te, senza risparmiarti nulla. In un attimo crolla la costruzione romantica, e resta soltanto quello che c’era sotto.

Per non parlare del fatto che qui si è avuta una piccola idea geniale: trasformare l’ansia prematrimoniale in un horror.

Il finale è forte, o comunque memorabile. Ha impatto, cattiveria e una buona potenza visiva e concettuale. È decisamente splatter e, per violenza e caos, può ricordare perfino le Nozze Rosse di Game of Thrones. Non so se sia un finale perfetto, ma di sicuro è un finale che si fa ricordare.

Quindi, tornando alla domanda iniziale: l’anima gemella esiste?
Se dovessimo basarci su ciò che racconta la serie, la risposta sembrerebbe essere no. O forse, peggio: esiste solo come ossessione, come idea malata a cui aggrapparsi quando l’amore smette di bastare.
Perché siamo esseri umani, in balia del desiderio, della paura, del bisogno di essere scelti. E a volte ci convinciamo di aver trovato “la persona giusta” solo perché non vogliamo ammettere di esserci sbagliati.

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