
Titolo: La dama del sudario
Autore: Bram Stoker
Casa Editrice: ELLIOT (9 aprile 2018)
Numero Pagine: 320
Prezzo Copertina: 14, 50€
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Trama: Il giovane Rupert St Leger eredita da suo zio una ricca proprietà, ma per entrarne in possesso deve prima vivere per un anno nel suo castello sulla costa della Dalmazia. Un mistero però abita il castello delle Montagne Azzurre: dall’acqua scura del mare, nelle lunghe notti, esce, come una Venere armata di terrore, una donna dalle vesti bagnate, pallida, emaciata, alla ricerca di calore. Rupert l’accoglie, e notte dopo notte se ne innamora. Ma chi è veramente quella donna? Una storia d’amore caposaldo del genere horror, narrata dal celebre autore di “Dracula”.

Quando parliamo di Bram Stoker immediatamente pensiamo a Dracula, spesso la versione cinematografica di Coppola, con cui ha ben poco in comune.
Ma Bram Stoker ha diverse opere e racconti all’attivo, fra questi “La dama del sudario”.
Il romanzo, come il su citato Dracula, è scritto in forma epistolare, modalità che io adoro in quanto è come se spiassi – senza essere vista – la fitta corrispondenza e i diari dei vari personaggi… e la curiosità è femmina, si sa!
L’inizio non è fra i più scorrevoli, prima che la storia parta ci vuole un po’, un bel po’.
Le prime battute sono dedicate ai vari alberi genealogici, che si leggono con difficoltà e che credo tutti scorderemo voltando pagina. Il personaggio principale è il giovane Rupert, un ragazzo che eredita un’immensa fortuna da uno zio quasi sconosciuto. L’eredità comporta però una serie di obblighi a cui non può sottrarsi, fra cui andare a vivere nel castello di Visserion. Ovviamente a corredo, c’è una fitta parentela che crede di ricevere tutti i soldi del compianto, e sembra anche che, dopo aver scoperto che dell’immensa fortuna vedranno ben poco, possano in qualche modo cospirare contro Rupert, ma è un sentore che non trova in seguito fondamento. Protagonista femminile è la misteriosa dama del sudario, così soprannominata da Rupert, che una sera si reca nella sua stanza avvolta in un lenzuolo, facendogli credere di essere sotto l’effetto di una maledizione.
Vengono introdotti diversi personaggi già dalle prime pagine, e quello che genera più sospetto è la madre acquisita di Rupert, pare che abbia qualcosa da nascondere, anche a causa del suo potere, la preveggenza, per non parlare poi dei suoi libri sull’occulto che consulta e porta con sé.
Qualcosa si muove – finalmente- nel terzo libro, i primi due sono un lungo racconto delle pratiche e delle persone legate all’eredità.
La storia ha dei tempi molto lunghi e dilatati, in cui vengono ripetute le stesse cose, questo probabilmente è anche una causa\caratteristica del genere epistolare, poiché si ha la narrazione di un evento dalle prospettive dei diversi personaggi.
Aldilà dei fenomeni paranormali, che tanto para non sono, le cose più assurde che accadono sono legate alla vita reale e a delle scelte opinabili tipo: il matrimonio improvviso di Rupert con la sua “Dama del Sudario”; donna di cui non conosce il nome, che crede essere una vampira e con cui si sono visti tre volte in circostanze che definire assurde è un eufemismo. La celebrazione del matrimonio viene descritta come un rito di iniziazione chissà a quale diabolico credo, ma il coraggioso Rupert, che manco sapeva che stava per legare la sua anima nel sacro vincolo, aspetta in una cripta al buio mentre delle figure incappucciate celebrano qualcosa in una lingua a lui sconosciuta.
Ad appesantire la storia ci sono tutte le questioni legate alla politica e alla situazione belligerante delle montagne azzurre contro i turchi.
Leggendo titolo e trama, l’aspettativa è quella di un racconto dedicato ad una vampira, ed è quello che ci fa credere una piccola parte della storia. Purtroppo, ben presto, ci viene svelato il mistero: non esiste nessun vampiro. I soggetti della storia sono due: la storia d’amore tra i due protagonisti principali e la guerra contro i turchi.
Sono rimasta delusa dal libro, mi aspettavo la storia di una vampira, ma mi sono ritrovata un racconto prolisso di oltre trecento pagine che poteva concludersi in cento. Mio malgrado e con tanta costernazione ho capito perché Bram Stoker è famoso solo per Dracula.
Consiglio la lettura? Assolutamente no.
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