Rebecca, la prima moglie: un mistero che fatica a decollare

Titolo: Rebecca la prima moglie
Autore: Daphne du Maurier
Casa Editrice: ‎ Il Saggiatore (15 ottobre 2020)
Numero Pagine: 432
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Prezzo Copertina: 15 €
Trama: Durante un soggiorno a Monte Carlo insieme alla signora cui fa da dama di compagnia, una giovane donna, appena ventenne, conosce il ricco e affascinante vedovo Maxim de Winter. L’uomo inizia a corteggiarla e, dopo due sole settimane, le chiede di sposarlo; lei, innamoratissima, accetta con entusiasmo e lo segue nella sua grande tenuta di famiglia a Manderlay. Sembra l’inizio di una storia da favola, ma i sogni e le aspettative della giovane si scontrano subito con la fredda accoglienza della servitù, in particolare della sinistra governante. Eppure non si tratta solo di questo: c’è qualcosa, in quel luogo, che giorno dopo giorno rende l’ambiente sempre più opprimente; c’è una presenza che pervade ogni stanza della magione e che si stringe attorno ai passi dell’attuale inquilina come una morsa silenziosa. È Rebecca, la defunta signora de Winter, più viva che mai nella memoria di tutti quelli che l’hanno conosciuta e modello inarrivabile per la giovane, che invece si muove impacciata e confusa nella sua nuova esistenza altolocata e mondana. Un fantasma ingombrante che si trasformerà in una vera e propria ossessione per la protagonista, costretta a immergersi nelle ombre del proprio matrimonio e spinta sempre più ai confini della follia, ¬fino a dubitare della propria stessa identità. Fonte di ispirazione dell’omonimo film di Alfred Hitchcock con Laurence Olivier e Joan Fontaine, Rebecca la prima moglie è l’opera più famosa e amata di Daphne du Maurier: un thriller psicologico ricco di suspense e mistero, colpi di scena e ribaltamenti inaspettati, passioni e segreti. Un grandioso romanzo sulla gelosia e sulla memoria, che conduce il lettore tra le pieghe dell’animo umano, là dove si nascondono gli spettri nati dal dolore più atroce e dalle paure più inconfessabili.

La protagonista e narratrice della storia, di cui non conosciamo il nome, è ossessionata da Rebecca, la defunta moglie di Maxim, suo attuale marito, e non fa nulla per farsi rispettare.

La trama risulta particolarmente lenta, con oltre la metà del libro dedicata a descrivere le paranoie mentali di una donna insicura, che preferisce nascondersi invece di affrontare le situazioni. Inoltre, tutti nutrono una profonda devozione nei confronti di Rebecca, che sembra essere stata amata e venerata da chiunque. Improvvisamente, anche il lettore sentirà un senso di inferiorità nei confronti della “divina” Rebecca.

Nella prima parte del romanzo ci sono alcuni accenni di mistero, ma sono solo brevi spunti. Gran parte della narrazione è concentrata sulla protagonista, un personaggio che, nonostante la sua inettitudine, diventa sempre più odioso nel corso della lettura. La protagonista si sente costantemente fuori posto e nutre timore nei confronti di chiunque, in particolare della servitù di Manderley, nonostante sia ormai la legittima padrona di casa.

Nella tenuta, tuttavia, nessuno mostra particolare delicatezza nei suoi confronti: si ritrova a usare oggetti che appartenevano a Rebecca, la servitù non le chiede mai quali siano le sue preferenze o abitudini, comportandosi come se avessero a che fare sempre con la prima moglie. Ogni volta che la protagonista tenta di prendere qualche iniziativa, viene prontamente riportata all’ordine con la sgradevole frase: “La signora de Winter non faceva così”, e lei si sottomette senza ribattere.

La protagonista si trova catapultata in un mondo che non le appartiene, diventando padrona di una villa immensa, mentre solo quindici giorni prima stava imparando a diventare una dama di compagnia, completamente ignara delle regole sociali, dei lustrini e delle feste che caratterizzano l’élite che ha sempre servito. Nessuno le dice come deve comportarsi, viene semplicemente gettata in mezzo a un gruppo di persone che la giudicano, non apprezzandola per quello che è, ma solo per il ruolo che è chiamata a ricoprire. È un’ingenua sostituta, che deve solo sperare di trovare un’anima pia che la consideri per ciò che è, come essere umano, e non solo per la posizione che occupa.

Inizialmente, la storia sembra delinearsi come una competizione fra donne, in cui il ricordo di una, Rebecca, è indelebile e insostituibile. Maxim, il marito e padrone di Manderley, sembra essersi risposato più per avere un “animaletto domestico” che per un vero legame affettivo. Ricordiamo che la conoscenza e il matrimonio avvengono in poco più di due settimane, e sembra che la protagonista sia stata scelta per la sua indole mite, priva di personalità, quasi invisibile. In questo contesto, si fa strada il mistero che guida il romanzo.

In conclusione, Rebecca, la prima moglie è una storia che prende forma solo dopo la prima metà del libro, quando finalmente si sviluppa il mistero che tiene il lettore col fiato sospeso. La trama ha un grande potenziale, con una dinamica interessante e un’atmosfera carica di tensione psicologica, ma la narrazione risulta eccessivamente lenta e diluita. Nonostante la storia abbia degli spunti affascinanti, la sua lentezza finisce per appesantirla, rendendo difficile apprezzare appieno la vicenda fino a quando non si entra nel vivo della trama. Sebbene il finale possa suscitare una certa soddisfazione, il ritmo della narrazione lascia un po’ a desiderare, rovinando quella che avrebbe potuto essere una lettura davvero coinvolgente.

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