In Il villaggio perduto, Camilla Sten ci porta nel cuore della Svezia, in un villaggio fantasma che custodisce un mistero mai risolto. Un thriller nordico ispirato a vicende reali, tra silenzi inquieti, legami familiari spezzati e il fantasma di una setta.
Un romanzo che promette atmosfere alla Stephen King ma si muove tra documentari improvvisati, bugie e una tensione che va più suggerita che davvero vissuta.
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Titolo: Il villaggio Perduto
Autrice: Camilla Sten
Casa Editrice: Fazi Editore (2 Luglio 2024)
Numero Pagine: 366
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Prezzo Copertina: 18,52 €
Trama: Un gruppo di giovani alla ricerca della verità… E se fosse lei a trovarli per prima? Alice Lindstedt è una giovane regista di documentari costretta a barcamenarsi con la precarietà. C’è una storia, nascosta da qualche parte nelle crepe del passato, che la ossessiona da sempre. Nell’estate del 1959 il piccolo villaggio minerario di Silvertjärn è stato teatro di un evento inspiegabile: i suoi novecento abitanti sono svaniti nel nulla, lasciandosi dietro soltanto una città fantasma, il cadavere di una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata di pochi giorni abbandonata sui banchi della scuola. Nonostante le indagini e le perlustrazioni a tappeto della polizia, non si è mai trovata alcuna traccia dei residenti, né alcun indizio sul loro destino. La nonna di Alice viveva nel villaggio, e tutta la sua famiglia è scomparsa insieme a loro. Le domande senza risposta sono troppe, e Alice decide di realizzare un documentario per ricostruire ciò che è realmente accaduto. Insieme a una troupe di amici si reca sul posto per i primi sopralluoghi: ben presto capiranno che non sarà così facile tornare indietro.

Cosa succede quando 887 persone spariscono nel nulla lasciando dietro solo un cadavere e una neonata?
Benvenuti a Silvertjärn, villaggio fantasma nel cuore della Svezia, teatro di una scomparsa collettiva che puzza di fanatismo e segreti mai del tutto sepolti.
Sessant’anni dopo, Alice – documentarista ambiziosa con un passato familiare legato a quella tragedia – decide di tornare là dove tutto è iniziato, accompagnata da una troupe a dir poco disfunzionale, per girare un cortometraggio. Obiettivo: ottenere fondi e risposte.
Ma Silvertjärn non è affatto vuoto. E soprattutto, non dimentica.
👀 Trama & atmosfera
L’idea è intrigante: una comunità mineraria scompare dopo la chiusura della miniera, lasciando solo indizi criptici. La narrazione alterna passato e presente, svelando a poco a poco l’ombra inquietante di un giovane prete carismatico, Matthias, che ricorda fin troppo da vicino una figura realmente esistita: Jim Jones, leader della tragica setta di Jonestown. E sì, il paragone non è buttato lì a caso.
Il culto, il fanatismo, la manipolazione… c’erano tutte le carte per un thriller cupo e disturbante. Peccato che la Sten, dopo aver aperto la porta su questa pista potentissima, scelga di farne un contorno. Il vero focus rimane il film che Alice vuole girare – che però sa di urbex con attrezzatura professionale e zero lucidità mentale.
🎭 Personaggi? Quasi tutti da prendere a schiaffi.
- Alice: bugiarda seriale e incosciente. Più preoccupata per le luci che per le vite umane.
- Tone: instabile, farmacodipendente. Ottima scelta per un’avventura in un posto isolato senza linea telefonica.
- Max: finanziatore. Più utile come bancomat che come presenza narrativa.
- Emmy: ex migliore amica con una backstory agghiacciante – chiudere il telefono in faccia a un’amica in crisi suicida? Poteva restare fuori scena.
- Robert: fidanzato/non-fidanzato di Emmy. Boh.
Insomma, una squadra di geni. A peggiorare la situazione: niente campo, telefoni scarichi, isolamento totale. Chi ha bisogno di tensione narrativa quando puoi semplicemente mettere cinque persone problematiche in mezzo al nulla?
⚖️ Punti di forza e cadute di stile
✔️ L’idea iniziale è forte, con un richiamo interessante al true crime e alla storia reale di Jonestown
✔️ L’alternanza tra passato e presente funziona
❌ Lo sviluppo si perde, diluisce la tensione e tradisce le promesse iniziali
❌ I personaggi sono macchiette più che persone vere
❌ La setta – che avrebbe potuto reggere tutto il libro – resta sullo sfondo
❌ Domande cruciali senza risposta
Tipo: davvero nessuno ha pensato di controllare dentro le miniere? Era l’unico posto dove avrebbero potuto stare 887 persone.
E Einar, il vecchio prete? Nessuno l’ha mai interrogato? Sparito anche lui, a quanto pare, nel buco narrativo.
📚 Conclusione: vale la pena?
Sì, ma con aspettative realistiche.
Non è Shirley Jackson, non è Stephen King, e no, non è nemmeno il nuovo Blair Witch Project. È un thriller estivo da ombrellone: scorrevole, con una punta di mistero, ma senza quella profondità che promette nei primi capitoli.
🎯 Hai già letto “Il villaggio perduto”?
Lasciami un commento: voglio sapere se anche tu volevi prendere a schiaffi almeno tre personaggi. Oppure consigliami un thriller che ha mantenuto le promesse fino all’ultima pagina.
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