Storia di una ladra di libri – Quando è la Morte a raccontare la vita

Storia di una ladra di libri di Markus Zusak è molto più di un romanzo ambientato nella Germania nazista: è una storia narrata dalla Morte, che ci mostra come le parole possano diventare rifugio, arma, salvezza.

In questa recensione ti racconto perché questo libro continua a commuovere lettori in tutto il mondo.

Titolo: Storia di una ladra di libri
Autore: Markus Zusak
Casa Editrice: Sperling & Kupfer (5 marzo 2019)
Numero Pagine: 565
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Prezzo Copertina: 10,90 €
Trama: È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché «ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri», poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

Liesel Meminger è in treno insieme al fratello e alla madre. Destinazione: Monaco. I due bambini stanno per essere affidati a una nuova famiglia adottiva, ma il viaggio prende una piega tragica: il fratellino di Liesel muore prima dell’arrivo. È durante il suo funerale, sotto una coltre di neve, che Liesel ruba il suo primo libro: Il manuale del necroforo. Non sa ancora leggere, eppure quel gesto – disperato e misteriosamente istintivo – sarà l’inizio di una lunga e personale “carriera” da ladra di libri.

“La ladra di libri aveva colpito per la prima volta… L’inizio di una brillante carriera.”

La vicenda è narrata da una voce fuori dal comune: la Morte in persona. Non quella che spaventa e ghigna, ma un’entità osservatrice, stanca, a tratti ironica, che si aggira tra i cadaveri con un certo garbo. È lei a raccontarci la storia di Liesel, e lo fa con una lucidità disarmante. Non ha simpatia né antipatia: è imparziale come solo la morte può esserlo, ma ogni tanto – quasi con sorpresa – si commuove davanti alla tenacia umana.

“Sono perseguitata dagli uomini. […] Mi affascinano così tanto. Sono capaci, nel bel mezzo del caos, di bellezza e di orrori.”

Tra morte e parole

All’inizio, per Liesel nulla è semplice. Si sente abbandonata due volte: dalla madre – che l’ha mandata via per salvarla – e dal fratellino, morto tra le sue braccia. Gli incubi notturni la perseguitano, ma troverà rifugio e alleati in casa Hubermann.

Rosa Hubermann, la madre adottiva, è una donna scorbutica, ruvida come carta vetrata, che esprime il proprio affetto con urla e insulti coloriti (le parole “Saumensch”, “Saukerl” e “Arschloch” diventano un vocabolario quotidiano). Hans Hubermann, invece, è tutto l’opposto: dolce, calmo, suona la fisarmonica e diventa per Liesel una figura di riferimento, un rifugio sicuro.

“Quando Liesel giunse in quella casa, l’impressione immediata fu di grossolanità brutale e prolifica. Una parola sì e una no erano Saumensch, o Saukerl, o Arschloch.”

Pian piano, Liesel trova il suo posto nel mondo. Inizia a leggere, aiutata da Hans, e scopre quanto possano essere potenti le parole – sia per salvare che per distruggere. Sullo sfondo, però, c’è la Germania nazista, dove gli ebrei vengono perseguitati, i libri bruciati, le ideologie imposte col terrore.

Liesel cresce. Combatte la fame, lavora per Rosa, si fa amici e nemici, e quando serve alza le mani per difendersi. È una ragazzina testarda, forte, curiosa. Diversa. Non le interessa piacere a tutti. Non si piega, nemmeno davanti ai pugni o alla cattiveria. E ogni tanto, come tutti i bambini, riesce ancora a trovare la felicità in una battaglia a palle di neve.

Il mistero alla porta

A un certo punto della storia compare Max, un personaggio misterioso che bussa alla porta degli Hubermann in cerca di aiuto. È un ebreo in fuga, e Hans mantiene una promessa fatta anni prima, accogliendolo in casa. Nasce così una relazione unica tra Liesel e Max, fatta di parole sussurrate, racconti scritti di notte, sogni condivisi e paura. Max regalerà a Liesel un libro speciale, Il cercatore di parole, fatto a mano durante il suo nascondiglio nel seminterrato. Una piccola opera d’arte sulla forza delle parole.

“Perché le parole sono vita. E la ladra di libri le salva, una per una.”

Le persone dietro la storia

Nel romanzo scorrono in rassegna tanti personaggi secondari che lasciano il segno: la suora che accoglie Liesel all’inizio, la moglie del sindaco – fredda e distante, ma legata ai libri in modo profondo –, Rudy Steiner, il migliore amico di Liesel, biondo, impulsivo, innamorato di lei fino all’ultimo. E poi Arthur, i ragazzi della banda, i vicini burberi ma solidali… nessuno è solo una comparsa. Anche i personaggi minori hanno spessore, anche i dialoghi più semplici pesano come macigni.

Parlare di questo libro non è facile. Racconta gli orrori di un tempo in cui milioni di persone sono state massacrate per il solo fatto di appartenere alla “razza sbagliata” o di avere idee diverse. Eppure, Storia di una ladra di libri non è un libro cupo. Racconta la morte, ma soprattutto esalta la vita, l’amicizia, la solidarietà, la capacità dell’essere umano di resistere e reinventarsi, anche quando sembra impossibile.

“Quando il mondo crolla a pezzi, la salvezza arriva da un libro. Da un gesto. Da un amico.”

È un romanzo che lancia messaggi forti e necessari, e che riesce a commuovere in modo autentico. Io, che raramente piango leggendo, mi sono ritrovata con gli occhi lucidi all’ultima pagina. Mi era successo solo con L’eleganza del riccio. E oggi, di nuovo, con questa ladra di libri.

Se non avete ancora letto Storia di una ladra di libri, fatelo. Non è solo un romanzo ambientato nella Germania nazista. È un inno alla forza delle parole, alla resistenza silenziosa, alla bellezza che può sbocciare anche sotto le macerie.

📚 Prendetevi il tempo per ascoltare la voce della Morte.
Vi garantisco che non l’avete mai sentita parlare così.

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