Gossip Girl: l’illusione patinata della tossicità

Ho deciso di recuperare Gossip Girl vent’anni dopo e ho capito che negli anni 2000 ci vendevano la tossicità come se fosse glamour.

Sono riuscita a vedere le prime due stagioni, in totale sono sei, ma poi ho abbandonato a causa della superficialità, pochezza e delle assurdità narrate. Pensando con rammarico a come volevano infarcirci la testa con idee tossiche quando eravamo adolescenti, anche perché il target a cui era destinata, nonostante le tematiche trattate, era proprio quello.

La serie tv gira intorno ai soldi, alla vendetta, al pettegolezzo e alla popolarità. Esiste un sito dove i ragazzi di una scuola per ricchi inviano e fanno pubblicare gli scandali che riguardano ognuno di loro, e questi arrivano sotto forma di sms a tutti. Ognuno può essere il protagonista di questi messaggi, soprattutto nel momento in cui si vuole rovinare la reputazione di qualcuno o ostacolare qualche evento che potrebbe portare lustro al malcapitato di turno. Le foto vengono fatte mentre scendi da un taxi e abbracci un amico, mentre stai fornicando e qualcuno apre la porta e via dicendo… insomma, si fa la foto e si sputtana chiunque per il puro gusto di fare e assaporare un potere momentaneo di onnipotenza.

Un sistema che, se ci pensiamo, sarebbe da denuncia, ma con cui hanno tirato su una delle serie tv più seguite di sempre… eh vabbè.

I personaggi principali sono un gruppo di adolescenti che hanno mega famiglie ricchissime e possono fare quello che vogliono. Ovviamente c’è anche quello che non ha tantissimi soldi, ma è una mosca bianca che serve a far capire che c’è un divario enorme di soldi e che anche quelli dell’Upper East Side si innamorano delle persone “normali”.

Questo gruppo si fa le peggio cose e fa le peggio cose, e non parliamo del banale pettegolezzo, ma di azioni gravi e pesanti, che nella normalità sarebbero – spesso – situazioni da carcere. Ma nonostante ciò sono sempre best friends forever e si perdonano tutto. Ovviamente tutti hanno relazioni con tutti, a turno… si lasciano quindici volte, tornano insieme ventidue.

E come ogni serie tv americana che si rispetti, c’è sempre qualcuno che entra dalla finestra quando vuole. La privacy, si sa, nelle serie tv non vale… e soprattutto in Gossip Girl.

I protagonisti sono adolescenti, ma si comportano (e si vestono) come ultra quarantenni annoiati dalla vita. Il personaggio più dissoluto e controverso è senza ombra di dubbio Chuck Bass: problemi con droga e alcol, sesso, attici, frequenta club privé con spogliarelliste, si fa arrivare a casa escort da oltre oceano e altre milioni di cose che… oh mamma mia!
Si veste con giacca e cravatta, credo che sia fotosensibile, e ha 16/17 anni.

Il 99% dei protagonisti ha una vita dissoluta e fatta di eccessi che, quando vengono messi in punizione dai genitori, ti viene solo da ridere: hanno jet privati, rovinano la vita delle persone con una telefonata perché devono raggiungere a tutti i costi i loro obiettivi, bevono e si drogano, ma vengono messi in punizione perché partiti all’improvviso per un viaggio? Dai…

Parlano di danni gravi fatti in passato o che non sono più le persone che erano una volta, ma ti rendi conto che il loro passato riguardava l’anno precedente, quando avevano 15 anni. Ma ci rendiamo conto? E non parliamo del rubare le caramelle al supermercato, ma di bere superalcolici in un bar per dimenticare che si è stati complici della morte di una persona per un festino a base di droga.

Ho trovato questa serie tv veramente eccessiva e, come già dicevo, l’ho abbandonata alla seconda stagione. Dopo che ho visto Chuck Bass partire con il suo elicottero per comprare regali alla sua bella in giro per il mondo, e che a 17 anni è a capo di una grossa azienda, non ho retto più. Ma le considerazioni da fare a riguardo sono davvero tante.

Gossip Girl è una serie tv che negli anni è divenuta iconica.

E forse è proprio questo il punto: è diventata iconica non perché raccontasse qualcosa di sano, ma perché ha reso aspirazionale un mondo malato. Ha trasformato manipolazione, ossessione, vendetta e squilibri di potere in intrattenimento patinato, condito da abiti firmati e attici con vista su Manhattan. A vent’anni di distanza, guardarla con occhi adulti significa accorgersi che ciò che allora sembrava affascinante oggi appare inquietante. Non è solo una questione di eccessi narrativi, ma di messaggi normalizzati. E la cosa che fa più riflettere non è che esistano storie così estreme, ma che siano state proposte e consumate come modello glamour da un pubblico adolescente.

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