Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah – Andra e Tatiana Bucci [Recensione]

Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah è la testimonianza di due sorelle: Andra e Tatiana Bucci.

Titolo: Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah
Autrici: Andra e Tatiana Bucci 
Casa Editrice
: Mondadori (15 gennaio 2019)
Numero Pagine: 134 
Prezzo Copertina
: 17 € 
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: Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah

 

La sera del 28 marzo 1944 i violenti colpi alla porta di casa fanno riemergere negli adulti della famiglia Perlow antichi incubi. La pace trovata a Fiume, dopo un lungo peregrinare per l’Europa cominciato agli inizi del Novecento in fuga dai pogrom antiebraici, finisce bruscamente: nonna, figli e nipoti vengono arrestati e, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, deportati ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi. Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle Tatiana (6 anni) e Andra (4) vengono internate, insieme al cugino Sergio (7), in unKinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche. In questo libro, le sorelle Bucci raccontano, per la prima volta con la loro voce, ciò che hanno vissuto: il freddo, la fame, i giochi nel fango e nella neve, gli spettrali mucchi di cadaveri buttati negli angoli, le fugaci visite della mamma, emaciata fino a diventare irriconoscibile. E sempre, sullo sfondo, quel camino che sputa fumo e fiamme, unica via da cui «si esce» se sei ebreo, come dicono le guardiane. L’assurda e tragica quotidianità di Birkenau penetra senza altre spiegazioni nella mente delle due bambine, che si convincono che quella è la vita «normale». Il solo modo per resistere e sopravvivere alla tragedia, perché la consuetudine scolora la paura. Finché, dopo nove mesi di inferno, ecco apparire un soldato con una divisa diversa e una stella rossa sul berretto. Sorride mentre offre una fetta del salame che sta mangiando: è il 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non segna però la fine del loro peregrinare. Dovrà passare altro tempo prima che Tatiana e Andra ritrovino i genitori e quell’infanzia che è stata loro rubata. Le sorelline trascorreranno ancora un anno in un grigio orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità. Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro.

Il libro è la testimonianza di due donne che da bambine hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori del campo di sterminio. Del periodo vissuto da internate ci sono solo racconti frammentari, episodi che hanno caratterizzato la loro permanenza in quel luogo di dolore. Il racconto si focalizza molto su quello che è successo dopo la liberazione: l’orfanotrofio di Praga, la loro vita nel centro di recupero diretto da Anna Freud che le ha accolte e accudite in Inghilterra; il ritrovamento della propria famiglia; le difficoltà incontrate una volta tornate a casa; il non parlare di ciò che hanno vissuto ad Auschwitz neanche con la propria madre (anche lei superstite).

Un racconto straziante che fa capire che anche una volta fuori, le ripercussione sono pesanti e durano a lungo, e quanto possa essere difficile tornare ad una vita normale.

Si parla di come sia importante ricordare e sensibilizzare le generazioni: entrambe le sorelle lo hanno fatto molto tardi perché all’inizio tanta era la voglia di dimenticare gli orrori e, comunque, ci si scontrava con della gente che non credeva a quello che gli ebrei avevano vissuto nei campi di sterminio. La testimonianza delle due sorelle riguarda non solo loro, ma il destino di un’intera famiglia.

Dalla storia si impara ed è importante non ripetere gli stessi errori ( e orrori!).

Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah è una testimonianza importante che dovrebbe essere letta da tutti.

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4 commenti

  1. Ne ho conosciuta una delle due sorelle. Abbiamo un amico in comune, eravamo seduti al bar quando lei passò di lì e si fermò a parlare con lui. Solo dopo che era andata via lui mi dissi di chi si trattava.

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