Armadale – Wilkie Collins [Recensione]

Oggi vi parlo di Armadale, un romanzo scritto da Wilkie Collins.

Buona Lettura!
🙂

Titolo: Armadale
Autore: Wilkie Collins
Casa Editrice:  Fazi (21 gennaio 2016)
Numero Pagine: 811
Prezzo Copertina: 18,50 €
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Trama: Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio. Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come “una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa”. Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo. Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.

Di Wilkie Collins avevo già letto La donna in bianco, libro che ho apprezzato tanto, ma con un’unica pecca: la fatica nel partire. Mi aspettavo qualcosa di simile anche in Armadale, invece non è stato così. Il prologo cattura subito l’attenzione, raccontando delle vicende misteriose che parlano di tradimenti, scambi di persona e omicidi: siamo nel 1832, un uomo in procinto di morte, Allan Armadale, fa scrivere sotto dettatura una lettera destinata al figlio, per fargli capire alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita, e che contiene una sconvolgente rivelazione.

In seguito si fa un salto temporale, veniamo catapultati nel 1851, diciannove anni dopo la stesura della lettera. Vengono presentati un nuovo Allan Armadale e il suo tutore, il reverendo Decimus Brock.

I primi capitoli continuano ad infittire il mistero, introducendo Ozias Midwinter, la cui presenza fa riemergere vecchie paure; e una misteriosa donna vestita con eleganza che compare sempre nelle situazioni che portano più scompiglio.

I misteri di cui si parla non vengono trascinati per pagine e pagine, ma svelati piano piano, evitando così un overflow di informazioni.

I personaggi principali, Allan e Ozias, sono agli antipodi, uno l’opposto dell’altro. Il loro carattere è così estremizzato da farli sembrare “strambi”.  Ma non sono i soli, l’emotività di  alcuni personaggi rende alcune situazioni ridicole e assurde.

Sono presenti divagazioni di vario genere, a volte del tutto forzate, ma diversamente come si potrebbe scrivere un libro di 800 pagine?

Si parla di sogni, superstizioni, fedeltà, amore, cospirazione, vendetta, amicizia e lealtà; ma anche di come le colpe dei padri ricadono sui figli, e quest’ultima cosa ha un non so che di biblico.

La storia è divisa in libri, in tutto sono cinque (più il prologo e l’epilogo) e hanno diversi stili: si alternano pagine di diario, lettere e una storia romanzata.

Il primo libro presenta i personaggi principali, li caratterizza e da un’infarinatura delle vicende che fanno da contorno alla trama principale. Si può dire che sia una lunga presentazione.

Nel secondo libro vengono introdotte due donne, Maria Oldershaw e Lydia Gwilt, che si presentano attraverso degli scambi epistolari. Le due figure sono piuttosto ambigue e lasciano pensare che avranno un peso non indifferente sulla storia. Vengono svelati dei dubbi presenti nel primo libro e sono presentate le macchinazioni future.

La cattiva del romanzo è Miss Gwilt, oggetto dei pensieri dei due amici protagonisti. Sappiamo qual è il suo l’obiettivo  e le macchinazioni che mette in atto. Nella trama è descritta come la donna più cattiva e senza scrupoli di tutta l’Inghilterra:

[…] Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come “una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa”.

Ha un passato piuttosto torbido, ma ha anche subito diverse vessazioni sin da quando era piccola. Nel romanzo è la cattiva, la donna pericolosa, ma in realtà sembra un’anima in cerca di redenzione che si meraviglia nel provare determinati sentimenti. A volte viene raccontata in modo da mettere in risalto il lato umano, nonostante i suoi antefatti. Purtroppo, nonostante cerchi redenzione, non riesce, a causa del suo orgoglio e dello spasmodico sentimento di vendetta che prova, a tenersi fuori da determinati meccanismi.

Un personaggio che muove silenziosamente le redini della storia è Mr. Bashwood, un povero disgraziato che viene trattato male e usato da tutti. È ambiguo, viscido e stordito dall’amore. Conduce delle indagini per conto suo, che non serviranno a nulla, se non a far scoprire al lettore i trascorsi di uno dei personaggi principali.

Andando avanti nella storia (e nei libri) le trame si infittiscono. Anche se non mancano momenti “morti”, ricchi di descrizioni che non portano nulla alla trama.

L’andamento della storia è altalenante: si parte con il botto, sin da subito veniamo catapultati nel mistero. Successivamente vengono introdotti i vari personaggi, con le loro storie, ma nel frattempo ci si perde in lunghe descrizioni di avvenimenti irrilevanti. Verso gli ultimi capitoli la storia riacquista il fascino che l’ha caratterizzata all’inizio.

L’eccessiva ingenuità di Allan Armadale porta ad un finale prevedibile che viene reso leggermente inaspettato dall’entrata in scena di un nuovo personaggio.

In conclusione

Ho scoperto Wilkie Collins attraverso la lettura de “La donna in bianco“, libro fra i miei preferiti. Ho comprato Armadale di conseguenza, sperando di trovare una storia affascinante tanto quanto la prima da me letta. Le mie aspettative non sono state però soddisfatte del tutto. Armadale è un “libro massiccio”, sono poco più di 800 pagine. La lettura non è sempre fluida, a volte ci si perde con descrizioni per lo più inutili. Alcuni personaggi hanno delle caratteristiche portate all’eccesso, per esempio: Allan ha una fiducia spropositata nel genere umano; Ozis è così superstizioso da condizionare la sua vita. Altri personaggi vengono presentati e approfonditi, l’autore fa credere che avranno un ruolo di rilievo, invece sono delle meteore che spariscono senza dare alla storia nulla di importante. Il finale, con tutte le vicende nate durante la storia, me lo aspettavo diverso, più arzigogolato e imprevedibile.

Nel complesso Armadale è una buona lettura, ricca di intrighi e misteri, però … poteva dare molto di più al suo lettore. Comunque sia, la mia fame -e curiosità- di lettura, non si ferma qui. Voglio leggere altri libri di Wilkie Collins, il prossimo sarà sicuramente La pietra di luna.

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3 commenti

  1. Buona recensione, 😊 ma mi aspettavo almeno le quattro tazze 😅 a me era piaciuto parecchio all’epoca 😊 a differenza di Pietra di luna che non mi aveva entusiasmato, ma magari a te colpisce di più 😊
    Ah, c’è anche “senza nome” che merita 😊

    La scelta di approfondire personaggi secondari a me non dispiace, ti permane quel “ma quando torna quello?😅” in mente
    Lascia un po’ più nel vago ecco 😁

    Piace a 1 persona

    • Ciao,
      purtroppo non sono riuscita a dare quella mezza tazzina in più. Ho trovato alcuni personaggi veramente odiosi, così emotivi da essere del tutto irrazionali.
      In più, io non sono una grande amante delle descrizioni, e in questa storia ne ho trovate veramente di inutili, come quella di un banalissimo pic nic.
      Però resta comunque una bellissima lettura, e voglio continuare a leggere i romanzi di Wilkie Collins, anche se, prima di continuare con qualche titolo, devo riprendermi da questo 😛
      Per il momento, il mio preferito resta La donna in bianco, non so se hai avuto modo di leggerlo, ma merita tanto! Molto bello.
      🙂

      Piace a 1 persona

      • Ci sta, e comunque 3,5 stella è per l’appunto comunque consigliabile 😊
        Io avrei dato di più, ma non ho “problemi” con le descrizioni più o meno esagerate 😅

        Si è sempre meglio prendere una pausa tra due libri dello stesso autore 😁

        L’ho letto si, 😁 credo sia il migliore globalmente
        di Collins 🙃

        Piace a 1 persona

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