La Meridiana – Shirley Jackson [Recensione]

Titolo: La Meridiana
Autrice: Shirley Jackson
Casa Editrice:  Adelphi (28 ottobre 2021)
Numero Pagine: 251
Voto: 4/5
Prezzo Copertina: 19 €
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Trama: Una famiglia che pullula di svitati, un codazzo di parenti e amici e servitori, una villa monumentale in mezzo a un parco. Sono gli ingredienti di questo romanzo di Shirley Jackson, che si apre con i protagonisti – di tutte le età e affetti da ogni forma di mania – di ritorno dal funerale del figlio di Mrs. Halloran, che, dice serafica la piccola Fancy, la nonna ha buttato giù dalle scale: per tenersi stretta la villa. Come se non bastasse, poco dopo zia Fanny riferisce di aver avuto un incontro in giardino con il padre, defunto da tempo, il quale le ha annunciato che la fine del mondo è imminente e che loro saranno gli unici a salvarsi. E non è finita: qualcuno va a riferire la notizia in città, ed ecco presentarsi la delegazione locale dei Veri Credenti, i quali non possono che condividere la logica apocalittica, ma, siccome sono convinti che a salvarli ci penseranno gli alieni, sono venuti a chiedere di farli atterrare nel parco. E noi lettori, ormai completamente in balìa di una Jackson in stato di grazia, che dispensa a piene mani uno humour che si potrebbe definire vitreo, ci lasceremo trascinare da un crescendo di follie e sorprese – sino, letteralmente, alla fine (del mondo?).

…e il mattino dopo non ci sarà rimasto niente. Credo che per te sia molto difficile immaginarlo, eppure non ci sarà più niente; guarderemo fuori dalla finestra – cioè, tutti noi nella villa, ma non voi, temo, e mi dispiace davvero tanto. Ma noi guarderemo fuori dalla finestra e in tutto il mondo vedremo solo la terra che si sta asciugando e l’erba che comincia a crescere. Tutte le case e le persone e le automobili e ogni altra cosa saranno semplicemente scomparse>>. 

Il 28 ottobre 2021 è uscito per Adelphi La Meridiana, romanzo scritto da Shirley Jackson e inedito in Italia. Essendo una delle mie autrici preferite, non ho potuto far a meno di comprare e leggere il libro in tempo record.

Mi sono immersa nelle sue pagine e devo dire che, una volta terminata la lettura, sono rimasta un po’ stranita.

Il libro è uscito nel 1958 facendo un po’ da apri pista a L’incubo di Hill House e Abbiamo sempre vissuto nel castello.

La trama è molto particolare, leggendola sembra di avere a che fare con un’opera del teatro dell’assurdo in quanto vengono tirati in ballo la fine del mondo, gli alieni, strani morti causate da altrettanto strane cadute e fantasmi chiacchieroni che si divertono a predire il futuro. Un melting pot che solo una mente come quella di Shirley Jackson poteva tirare fuori.

La storia raccontata è lo spaccato di uno spocchioso salotto aristocratico. Si parte con un funerale e una casa in lutto e si finisce con una sfarzosa festa indetta per magnanimità, dove vengono invitati gli abitanti della piccola comunità. I fantasmi ci sono, ma sembrano i vaneggiamenti di una vecchia signora piena di soldi, che viene assecondata più per il potere del suo portafogli che per la sua autorevolezza e credibilità.

Troviamo elementi ricorrenti nelle storie della Jackson:

  • L’immensa villa che non è il luogo stregato, ma rappresenta un rifugio sicuro, sfondo delle vicende che si svolgono;
  • La grande famiglia ricca e conosciuta, ma ormai in rovina;
  • Il gruppo di persone che, in questo caso, deve cercare di sopravvivere alla fine del mondo.

Il gruppo che viene a crearsi sta insieme più per convenienza che per piacere. I componenti si odiano l’un l’altro e possiedono fisime e caratteristiche che li rendono insopportabili. Sono persone piene di vizi e capricci, incapaci di fare qualunque cosa. Dicono di sentirsi in trappola, quasi prigionieri, ma nel momento in cui tentano di scappare, ritornano sui loro passi perché l’agio, la comodità, il rifugio sicuro sono difficili da abbandonare per l’incertezza a cui potrebbero andare incontro.

Riflettendo sulla storia ho capito il vero scopo dell’autrice, ovvero mettere in scena la superbia e l’essere spocchiosi degli abitanti della villa: aristocratici che credono di essere degli eletti meritevoli di iniziare una nuova progenie mondiale. Nessuno si spaventa della fine del mondo in maniera eccessiva; l’omicidio e la morte vengono trattati con freddezza e buona educazione, si parla pur sempre di gente che si crede un gradino al di sopra degli altri.

L’autrice sembra voler schernire i suoi personaggi attraverso dei tratti così assurdi da farli risultare egoisti e svitati.

Una caratteristica della storia è il cinismo, spesso gli abitanti della villa, che ricordiamo dispongono di tanto denaro, si lasciano andare esponendo delle problematiche stupide di fronte alla situazione che devono vivere. Si prospetta lo sterminio dell’intera umanità e c’è chi, per esempio, si preoccupa di chi farà il caffè il giorno dopo l’apocalisse, indice di vizi legati alla loro condizione agiata. Un po’ come quando Maria Antonietta (o chi per lei), riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane disse: “se non hanno più pane, che mangino brioche”.

La Meridiana è un libro che con un umorismo molto british, mette in scena follia, snobismo e apocalisse. Come sempre nelle storie di Shirley Jackson non è dato sapere l’esito di alcuni eventi. Noi lettori assistiamo a uno spaccato di vita e non è ben chiaro se quello che accade sia un delirio o un qualcosa di reale.

Quindi…

Il libro va letto con il giusto spirito e le giuste aspettative: io, per esempio, credevo di leggere una storia più vicina a L’incubo di Hill House, invece ho trovato una sorta di commedia dark, dove i personaggi vengono canzonati dall’autrice stessa.

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