Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey: un libro che parla di come la lettura possa salvare la vita [ Recensione ]

Titolo: Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
Autrici: Mary Ann Shaffer – Annie Barrows
Casa Editrice: Astoria (2 novembre 2017)
Numero Pagine: 292
Prezzo Copertina: 17 €
Voto: 4/5
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Trama: È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto ― e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è un romanzo epistolare che parla di come la lettura sia in grado di salvare la vita e aiutare le persone ad affrontare i momenti difficili.

Siamo nel 1946. La guerra è finita, ma ci si ritrova a vivere gli strascichi di anni duri. Molte persone devono fare i conti con quello che hanno vissuto: la fame, la prigionia, la sofferenza (sia psichica che fisica), la perdita, l’allontanamento dalle persone amate, l’occupazione nazista e le sue conseguenze…

La storia è ambientata sull’isola di Guernsey, occupata dai nazisti per cinque lunghi anni. Non ci sono stati bombardamenti e battaglie, ma la guerra ha lasciato segni anche in chi l’ha vissuta in modo “passivo”.

Juliet Ashton, la protagonista principale, è una giornalista londinese, ed è a caccia di una storia da scrivere per il suo nuovo libro. Una lettera le cambia la vita, portandola a vivere per un certo periodo a Guernsey, dove conosce i membri del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, nato in modo alquanto bizzarro durante l’occupazione.

Sull’isola, attraverso le parole dei suoi nuovi amici, conosce Elizabeth, la donna che ha dato vita al club e che, a causa della sua generosità, è stata arrestata e deportata.

Il libro è una commedia non priva di momenti in cui vengono raccontate storie drammatiche provenienti dai campi di concentramento e episodi che derivano dall’occupazione. Vengono anche messe in scena storie di tradimenti che hanno come protagonisti isolani che per un tozzo di pane o per entrare nelle grazie dei nazisti, si sono venduti al nemico facendo la spia, non curandosi delle terribili conseguenze che l’accusato poteva subire. Nelle difficoltà i veri sentimenti vengono a galla e le persone si comportano per quello che sono realmente, senza filtri, ed è quello che le autrici cercano di mettere in mostra nel loro libro.

I punti focali sono però l’amore incondizionato nei confronti della lettura e l’amicizia sincera. I membri del club non sono degli studiosi, è gente umile che non ha mai letto un libro e che si è avvicinata alla lettura più per bisogno che per passione. Con il passare del tempo alcuni sono rimasti affascinati dalle storie lette e non hanno più potuto farne a meno. Così, se prima la lettura rappresentava una scappatoia, è diventata una necessità e un rifugio sicuro. Inoltre grazie ai libri sono nate amicizie importanti ed è venuta a crearsi una vera e propria famiglia, dove i membri si aiutano e sostengono l’un l’altro e ciò mette in evidenza il messaggio che la famiglia non necessità di legami di sangue.

Importante è il tema dell’occupazione nazista raccontato attraverso gli occhi di chi l’ha subita: tanti sono stati costretti a lasciare la propria casa ai tedeschi e trasferirsi altrove nell’arco di poche ore, abbandonando i proprio affetti, i ricordi e i sacrifici di una vita. Inoltre si parla, anche se in modo poco approfondito, del rapporto tra invasori e abitanti degli isola.

Janet e Elizabeth sono due donne forti e emancipate, che non hanno bisogno di uomo per vivere e che riescono a sostentarsi da sole. Dei casi abbastanza rari per il periodo storico in cui è ambientata la storia, ma ho apprezzato molto l’emancipazione che è stata messa in scena. Si parla anche di omosessualità, ma lo si fa in un modo che non appartiene di certo ad un’epoca dove solo il sospetto di essere gay comportava l’arresto e la morte all’interno di un campo di concentramento.

Anche l’idea di un gruppo – di lettura o di altro –  che si riunisce in una casa durante un’occupazione nazista mi è parsa abbastanza inverosimile, però ho voluto chiudere un occhio e apprezzare la ventata di freschezza della storia. Le autrici infatti hanno saputo mettere in scena una commedia divertente, con dei personaggi al di fuori del comune, incentrata sull’amore per i libri, ma capace di toccare argomenti importanti.

Inoltre ho un debole per i romanzi epistolari, adoro leggere lo sviluppo di una storia attraverso uno scambio di lettere, dove si possono osservare i punti di vista dei diversi personaggi e costruire mentalmente un profilo psicologico attraverso le loro stesse parole.

Perciò consiglio il libro!

E se ne volete di più su Netflix trovate anche l’omonimo film.

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