Il mago, il gatto e l’inquisitore – Daniele Palmieri [ Recensione ]

Titolo: Il gatto, il mago e l’inquisitore
Autore: Daniele Palmieri
Casa Editrice: Magazzini Salani (21 gennaio 2021)
Numero Pagine: 384
Voto: 4/5
Prezzo Copertina: 15,90 €
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Trama: Anno 1518. Un cocchiere ferma un’anonima carrozza alle soglie di Metz, in Francia. Per tutto il viaggio ha sentito un vociare sommesso, eppure a scendere dalla carrozza è soltanto un uomo, dal naso aquilino e lo sguardo misterioso, accompagnato da un gatto con il pelo marrone. L’uomo è Enrico Cornelio Agrippa. Filosofo, mago, medico e alchimista, perseguitato tanto dai creditori quanto dagli inquisitori, deve impersonare anche il ruolo del folle “che parla da solo” e nascondere al suo cocchiere di aver disquisito dei massimi sistemi del mondo con il suo gatto, Asmodeo. Grazie alle sue conoscenze magiche, Agrippa ha dotato il suo felino tanto del dono dell’immortalità quanto di quello della parola, e insieme girano per l’Europa, balzando da una corte all’altra, non solo per sbarcare il lunario e per fuggire dalle grinfie della Chiesa, ma anche per liberare le città dalle entità maligne che le perseguitano. Un mondo variopinto e bizzarro – pieno di demoni, streghe e peccatori – fa da scenario a un thriller in cui i due protagonisti potranno contare soltanto sul loro reciproco e magico rapporto per salvarsi il pelo e la pelle. N.B. Cornelio Agrippa von Nettesheim è stato una figura chiave della cultura cinquecentesca. Questo romanzo mescola fatti storici realmente avvenuti a vicende di fantasia. Forse.

Il gatto, il mago e l’inquisitore è un romanzo storico con componenti fantasy che romanza la vita di Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, alchimista, medico,  astrologo, esoterista e filosofo tedesco. Ritenuto principe dei maghi neri e degli stregoni, riuscì tuttavia a sfuggire all’Inquisizione. Il suo pensiero risiede nella sua opera più importante, il De occulta philosophia, scritta nell’arco di circa venti anni, dal 1510 al 1530: la filosofia occulta è la magia, considerata «la vera scienza, la filosofia più elevata e perfetta, in una parola la perfezione e il compimento di tutte le scienze naturali».

Cornelio Agrippa rappresenta una voce fuori dal coro in un periodo storico in cui si cercava di mantenere ordine e potere attraverso lo spauracchio dell’inquisizione.

Donne, uomini e bambini venivano torturati al fine di estorcere delle false confessioni e, per purificare le loro anime deviate dal demonio, bruciati sul rogo. Le accuse mosse derivavano, da un lato dalla paura di chi vedeva nella conoscenza dell’uso delle erbe medicinali e nei rimedi per guarire malattie, un legame con il demonio; dall’altro invece si temeva che le cosiddette streghe potessero prendere un potere in grado di sovvertire l’ordine poiché si mettevano a disposizione del popolo curando chi ne aveva bisogno.  Le donne venivano condannate anche nel momento in cui avevano un comportamento definito lascivo.

Cornelio sfidò apertamente l’inquisizione, nella figura di Nicola Savini, riuscendo a far cadere le accuse di stregoneria mosse contro una giovane donna,  identificata come la strega di Woippy. Nel libro, oltre a queste storie, viene raccontato il periodo in cui il mago ha vissuto a Metz,  in Italia, l’arrivo a Colonia, i soggiorni nelle varie corti ( da cui veniva puntualmente cacciato) e l’amicizia con il banchiere e commerciante genovese Agostino Fornari.

La storia è molto romanzata, Cornelio viene trasformato in un cacciatore di demoni che contrasta l’inquisizione grazie anche all’aiuto di Asmodeo, il suo fedele gatto parlante, e presta servizio come medico al fine di curare anche le classi meno abbienti.

Asmodeo, braccio destro di Agrippa (cos’è un mago senza un gatto?) è fedele, intelligente, sarcastico, pungente e incarna buona parte delle caratteristiche e degli atteggiamenti che siamo soliti notare in un felino.

Nicola Savini, l’inquisitore e cattivo della storia, non è mosso da motivi religiosi come vorrebbe far credere, ma da sete di potere.

L’autore tende a mantenere una storia dai toni umoristici, ma sa anche inserire momenti di alta drammaticità.

La narrazione contiene delle lettere e pagine di diario in cui vengono raccontati gli anni di stallo del mago. Il narratore è una terza persona onnisciente che non svela informazioni che non sono state già scoperte dai protagonisti.

Nonostante vengano descritte scene alquanto assurde e folkloristiche, il contesto storico in cui è ambientata la storia non perde la sua veridicità. Molti degli avvenimenti narrati sono realmente accaduti. Il romanzo infatti si struttura intorno alla vita di Conelio, dalla sua biografia viene preso spunto per creare una storia fantasiosa impregnata di magia, che cerca di dare delle spiegazioni paranormali a degli avvenimenti come lo scoppio della peste nera.

Agrippa è un personaggio forte, determinato, amante del sapere, della libertà di pensiero e delle arti magiche. Quando ad Anversa, nell’agosto del 1529, scoppiò l’epidemia di peste nella quale morì sua moglie, egli si prodigò nella cura dei malati, diversamente dalla maggior parte degli altri medici, che si erano allontanati in fretta alle prime avvisaglie del morbo. Viene descritto come uomo eccentrico e colto, a tratti imbroglione e che cerca la redenzione a causa di azioni legate al suo passato da soldato. Tralasciando i suoi brevi soggiorni, il mago è sempre in fuga, quando dai creditori e quando dall’inquisizione.

La storia all’inizio non mi ha conquistata, anzi, ero tentata di abbandonare la lettura in quanto ho trovato pagine ricche di descrizioni che non portavano a nulla. Poi è scattata la scintilla: la storia è partita, e i tanti particolari hanno trovato la loro giusta collocazione.

Consiglio il libro?

Sì, senza ombra di dubbio! Lo stile è molto scorrevole, i protagonisti principali si adorano, il contesto storico è descritto alla perfezione.

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