Tecniche di seduzione per casi umani – istruzioni per il disagio sentimentale

Recensione onesta di un manuale relazionale da dimenticare

Ogni tanto, tra un romanzo e un thriller, mi piace leggere manuali e/o saggi di psicologia di vario genere.
Così, per capire se sono io a incasinarmi o se è proprio la teoria a essere marcia.

L’altro giorno, nel mio vagare su Kindle, ne ho trovato uno che prometteva grandi rivelazioni sui meccanismi relazionali tra uomo e donna.

Bene!, direte voi.
No, dico io.

E ora vi spiego il motivo.

Partiamo dall’inizio: perché ho scelto di leggere questo libro?
Mi sono fidata delle recensioni: ne ha un numero spropositato (ma tante, tante davvero).
Quattro stelline su cinque. Mica pizza e fichi.
Una roba che a prima vista ti fa pensare:
“Questo ha risolto i problemi relazionali dei tre quarti del pianeta!”
Niente più ansie. Niente più casi umani.

E invece no.
Perché poi scopri una cosa bruttissima: lui alimenta il disagio.

Ma andiamo con ordine.

Oggi i love coach spuntano come funghi.
Alcuni sono preparati, studiano, si formano. Delle figure davvero professionali.
Altri… sembrano quelli che, negli anni ’90, rispondevano alle lettere del cuore su Cioè.

L’autore di questo libro rientra nella seconda categoria.

Il suo manuale tratta gli uomini come australopitechi leggermente senzienti.
Capisco il desiderio di strizzare l’occhio al pubblico femminile, ma qui si sfiora la farsa.
Zioh, la faccia ce la siamo lavata stamattina: le colpe stanno un po’ da entrambe le parti.
Tutti — e tutte — siamo stati (o siamo) il caso umano di qualcuno.

Il libro non parla di dinamiche psicologiche: racconta solo il punto di vista dell’autore, e lo spaccia per verità universale.
Secondo lui, uomini e donne rispondono tutti allo stesso copione, come se fossimo prodotti in serie.

Siamo ancora a questo punto?
L’avere una personalità e non essere dei cloni è diventato un problema?

Poi arriva il capolavoro: le “strategie social”.

Qui il disagio tocca vette altissime.
Improvvisamente capisci che il libro è stato scritto per una categoria ben precisa: la figura mitologica del Gianpirlo.

Chi è Gianpirlo?
È colui che non sa articolare una frase di senso compiuto per chat, e invia 847 “ciao” nel giro di una settimana.
Gianpirlo è quello che ti riempie di like, risponde alle storie con l’emoji del fuocherello, ma se ti incontra per strada abbassa lo sguardo.
Perché magari è con moglie, compagna, fidanzata… e figli.

Provate a rispondere al “ciao” di Gianpirlo: va nel panico.
Ti cancella e ti blocca.
Non è abituato alle risposte: manda ‘ciao’ a tutte le forme di vita femminili su Instagram e ignora il resto.

Non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Ma i Gianpirli esistono.
E qualcuno li ha pure incoraggiati.

La perla assoluta del manuale? La “Tecnica dei Like”.

Funziona così:

  • Aggiungi la preda su Instagram;
  • Visualizza alcune delle sue storie, non tutte: devi sembrare un po’ distaccato;
  • Metti like tattici, ben distribuiti. Niente primi post: devi scavare nel feed, perché tu sei interessato, no? E attenzione: mai più di 7 like.
  • Poi aspetti.

Ti metti sulla riva del fiume.
E attendi i suoi like di risposta.

Mi raccomando: devi aspettare.
Mai contattare se non risponde ai tuoi like o se quelli messi sono meno dei tuoi.
Se te ne mette almeno quanti gliene hai messi tu…
È fatta!

Oh Capitano Achab, hai catturato la tua Moby Dick!

A quel punto — udite udite — puoi scriverle.
Ma attenzione: niente “ciao”, niente foto ambigue.
Devi rispondere a una sua storia con una frase articolata, tipo:
“Wow, che bella foto.”

E da lì sarà tutta discesa, dice lui.

…Ora, io vi chiedo:

Davvero ci sono persone che si mettono a contare i like?
Davvero ci siamo ridotti a trasformare l’interazione umana in uno schema rigido, privo di spontaneità?
Davvero c’è gente che mette in pratica queste “tecniche”?
Purtroppo sì. Le recensioni parlano chiaro.

Ecco.
A metà libro ho chiuso tutto e l’ho cancellato dal Kindle.
Facendo finta che non sia mai esistito.
E no: non vi dirò il titolo.
Io non sarò complice della divulgazione de La Bibbia dei Gianpirlo.

E soprattutto: non voglio sentirmi dire che “in fondo qualcosa di vero c’è”.
Anche l’astrologia funziona, se la leggi quando stai male.

🔹 Nota finale (e necessaria):

La mia critica, ovviamente, non è verso i manuali in sé, ma verso quelli che semplificano le relazioni umane fino a renderle ridicole.
Esistono libri validissimi, che analizzano le relazioni da un punto di vista psicologico, senza consigliare strategie che fanno davvero ridere.
Se avete letto qualcosa di simile, raccontatemelo.
Forse è tempo di riscrivere insieme un vero alfabeto dell’empatia.
Non del calcolo.

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