Stranger Things 5 – Seconda parte
episodi 5-6-7
Quanto abbiamo atteso questi nuovi episodi di Stranger Things?
Mesi di teorie, analisi maniacali, frame sezionati al microscopio. Abbiamo cercato significati ovunque, incastrando simboli e dettagli in un puzzle che, col senno di poi, forse abbiamo costruito più noi spettatori che la serie stessa.
In una cosa i fratelli Duffer sono stati impeccabili: creare hype.
Nel farlo, però, ci hanno consegnato episodi che, a conti fatti, non raccontano nulla di davvero nuovo. Consolidano teorie già emerse, preparano il terreno per lo scontro finale e poco altro.
Un rapido riepilogo
Arriviamo a questi episodi con Hawkins devastata, Max ancora sospesa tra la vita e la morte, Vecna tutt’altro che sconfitto e il Sottosopra che continua a contaminare la realtà. Il mondo è sull’orlo del collasso, e il gruppo si muove ormai in modalità emergenza permanente.
Will e le false promesse
Will ci aveva lasciato con una scena potente: tre demogorgoni uccisi con la forza del pensiero. Per molti era il segnale definitivo — poteri latenti, un legame più profondo con Vecna, forse persino un suo alter ego.
Nulla di tutto questo.
Quella che viene chiamata “stregoneria” è solo l’ennesima manifestazione del legame con la mente a sciame, un concetto che conosciamo già. Nessuna vera svolta.
Déjà-vu narrativo
Il problema principale di questi episodi è la sensazione di déjà-vu.
Il gruppo che tenta di rientrare nel Sottosopra dall’ingresso principale, gli inseguimenti con i democani, le strategie improvvisate all’ultimo secondo. Tutto funziona, ma tutto è già stato fatto nelle vecchie puntate.
Anche il risveglio di Max era ampiamente previsto. Non sorprende, non sposta davvero l’equilibrio narrativo. Serve più come tassello emotivo che come evento destabilizzante.
Il tema del senso di colpa
Questi episodi ruotano attorno al senso di colpa: Joyce, Hopper… è difficile essere buoni genitori quando ti trovi a combattere entità extradimensionali, certo. Ma dopo cinque stagioni, questo tema inizia a risultare ripetitivo.
La scena di Will: troppo rumore per poco
Il punto più controverso arriva nel finale del settimo episodio. Il gruppo ha escogitato un piano per affrontare Vecna, si stanno preparando, ma Will deve dire qualcosa. Tutti vengono chiamati, i preparativi si fermano, la tensione è altissima. Will piange, la scena è carica di drammaticità.
Lo spettatore si aspetta una rivelazione cruciale: una visione, una profezia, un sacrificio imminente.
Invece no.
È il coming out di Will.
Sia chiaro: il contesto degli anni ’80, la paura di non essere accettati, il peso del silenzio sono elementi reali e importanti. Ma inserire una scena costruita con toni apocalittici per una rivelazione che, a livello narrativo, non cambia nulla dell’imminente catastrofe lascia spaesati.
Il mondo sta finendo, ci sono bambini rapiti in un’altra dimensione — e questa era la rivelazione?
Aspettative e realtà
Forse il vero problema è questo: abbiamo caricato questi episodi di aspettative enormi. Ci aspettavamo risposte, ribaltamenti, qualcosa che rimettesse tutto in discussione. Invece abbiamo ricevuto un lungo corridoio che porta al finale.
Sappiamo già che qualcuno morirà. Per sacrificio o per necessità narrativa. Il finale sarà drammatico, su questo non ci sono dubbi. Resta solo una speranza: che non sia deludente quanto questi episodi lo sono stati per me.
E chiudo con una nota ironica ma sincera:
ma quanto sono geniali i ragazzi del liceo di Hawkins in fisica teorica? Io ho fatto il liceo scientifico, e se il Sottosopra fosse comparso nel mio paese ai tempi… il mondo sarebbe collassato molto, molto prima.